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PRINCIPALI CENTRI ABITATI E LOCALITA' TURISTICHE

SIMFEROPOLI

SIMFEROPOLI
Centro Amministrativo e politico della Crimea, ha 400.000 abitanti ed è il tradizionale punto di partenza per i tour in Crimea. La città è collegata via treno e via aereo con tutte le maggiori città dell'Ucraina nonché alcune tratte internazionali. Venne costruita nel XV secolo sulle rovine di una antica città tatara chiamata Ak Masjid. La principale attrazione turistica è il sito archeologico di Neapolis Skifski, dove troviamo le rovine  della capitale dello Stato scita del secondo secolo a.C. Gli scavi di tale sito iniziarono nel 1827, oggi annoverano mausolei e tombe di 72 nobili sciti. Il minareto di Kebir-Djami, le grotte di Cetir-Dag e gli impianti per gli sport invernali di Angarskij Pereval sono le altre principali attrattive turistiche della zona. Città intellettuale e universitaria, punto di incontro tra cultura tartara e russa, inizia ora a sviluppare il turismo di intrattenimento e notturno. La spiaggia di Nikolaevka è la più vicina alla città (37 km) ed è attrezzata per la ricezione turistica con decine di hotel, innumerevoli pensioni, appartamenti privati e ville. Costanti i collegamenti con la città. Simfropoli è attrezzata con importanti e valide strutture ricettive, tuttavia il cliente tipico della città è  generalmente il turista di passaggio.

SEBASTOPOLI

SEBASTOPOLI
Per la sua posizione strategica e le articolate insenature ideali per la costituzione di porti commerciali e militari è stata al centro degli interessi dei principali imperi della storia – greci, romani, bizantini, ottomani, britannici, russi, armata Bianca e Rossa, sovietici e nazisti. Costruita, distrutta e ricostruita più volte (Guerra di Crimea e bombardamento a tappeto nazista le vicende più cruente degli ultimi due secoli trascorsi), Sebastopoli racconta oltre 2.000 anni di storia di battaglie e sangue ma anche di cultura. Oggi la città, chiusa durante il regime sovietico per strategia militare (sede della flotta del Mar Nero), si sta rapidamente riconvertendo ad un’economia concentrata principalmente sul turismo. Ideale sia per il turismo culturale, escursionistico, naturalistico, sportivo, che per il turismo puramente ricreativo grazie alle numerose pittoresche insenature sul mare e le crescenti e sempre più qualitative offerte resorts. Le mete da visitare classiche ed immancabili della zona a parte la città bellissima in sé sono molte:
 
  • Chersones, antichissima città greca famosa già più di 2.000 anni fa in tutto il mondo antico per l’importanza strategica commerciale con l’antico teatro e le rovine che affiorano dal mare, la basilica bizantina i mosaici e le testimonianze anche del periodo della dominazione romana.
  • Balaklava, insenatura base per la flotta sottomarina durante il periodo sovietico oggi importante centro in sviluppo dal potenziale altissimo e dal sicuro futuro, da vedere la fortezza medioevale genovese di Chembalo, la Baia dei simboli, l’antico porto.
  • Panorama circolare, dipinto da Roubaud di Monaco rappresentante l’assedio della città durante la Guerra di Crimea (1853-1855) e relativo museo.
  • Acquario e delfinario.
  • Monastero nelle cave di Inkermann.
  • Le spiaggie di Mis-Fiolent, Mis-Aja, e le baie di Laspi e Batiliman.
 
La città conta circa 400.000 abitanti ma si calcola che abbia già adesso un tourn-over di diversi milioni di turisti all’anno. La città è ideale come base logistica di partenza sulla quale impostare l’intera vacanza. Per gli appassionati di storia e cultura basta da sola a giustificare una vacanza in Crimea mentre, per amanti della natura e appassionati di diving e trekking, montagne e costa frastagliata  offrono il meglio.

YALTA

La città turistica, balneare ed elitaria per eccellenza di tutta la Russia imperiale nonché poi di quella sovietica da quando nell’ottocento la vicina Livadia venne scelta dallo Zar Alessandro II quale residenza estiva. La caratteristica che la rende particolare è il microclima – è posizionata infatti all’interno di una baia e difesa tutta intorno dai monti per cui il clima è mite anche in inverno e caldo e secco d’estate. Crescono palme, acacie, magnolie e molte altre specie subtropicali, la natura è rigogliosa. Il periodo migliore per visitarla è l’autunno dato che è meno affollata e la temperatura è ideale. La città divenne famosa anche in tutto il mondo occidentale solo dopo la Seconda Guerra Mondiale grazie alla Conferenza di Jalta che si tenne appunto al Palazzo Livadia nel 1945. Le mete più interessanti da visitare nella zona sono il lungomare, il famoso castello Lastoch-kino gnezdo (castello costruito su di una rupe a picco sul mare e divenuto simbolo della città), lo spettacolare giardino botanico di Nikitsky (fondato nel 1812, (ospita oltre 28.000 specie botaniche differenti provenienti da tutto il mondo), il Palazzo di Alessandro II, il Palazzo Livadia (sede della Conferenza di Yalta* - nota 88), il Palazzo Massandra (oggi sede dell’istituto enologico crimeano), il Palazzo dell’Emiro del Bukaro, le cascate Ucian-Su, il lago di montagna Karagol e i tanti angoli di natura incontaminata delle varie baie della costa sud come Mis-Martian. Jalta è meta necessaria per ogni viaggio in Crimea, merita sempre almeno un’escursione. Non necessariamente tuttavia la città deve essere scelta come meta logistica permanente dato che i costi dei resorts sono in genere molto più cari ed è comunque molto facilmente raggiungibile dalle altre città della costa sud da Sebastopoli a Sudak. In alta stagione è anche troppo congestionata e sfruttata.

FEODOSIYA

Una delle più antiche città crimeane. Anche qui greci, genovesi e turchi hanno lasciato testimonianza dei rispettivi secoli di dominazione. La meta è caratterizzata dalla spiaggia sabbiosa e fine della parte est della città. Il turismo tipico della regione è il turismo del benessere – sorgenti minerarie, fanghi, terme, terapie e sanatori specializzati sono presenti in quantità. Si tratta di una destinazione specialmente indicata per bambini, famiglie e turisti del benessere, anziani e chiunque in cerca sopratutto di tranquillità e relax.

EVPATORIYA

Una delle città più antiche dell’europa orientale, ne è testimonianza la fortezza greca dei Kerkeniti. Verso la fine del XV sec. turchi e tartari costruirono la fortezza di Koslov. Molte le testimonianze del periodo turco quali il Minareto Dzuma-Dzami. Già nel periodo sovietico la città, per il suo clima e le spiagge, venne scelta come centro turistico, ricreativo e curativo per l’infanzia. Oggi conserva questo carattere di centro turistico ideale per famiglie con bambini – oltre al Centro Internazionale per l’Infanzia ‘Chiavi d’oro’ fondato nel 1987, la città offre teatri per l’infanzia, club velistici, il festival ‘Famiglia, teatro e bambini’e molte attività specializzate per i più piccoli. Nella vicina cittadina di Saki, molto apprezzate sin dall’antichità sono le sorgenti termali alle quali venivano attribuite capacità terapeutiche per la fertilità maschile e femminile. Ancora oggi il turismo del benessere è la risorsa principale. Altra meta valida nella piccola città è il ricco giardino botanico. La regione è ideale per le famiglie, i bambini ed il turismo del benessere. I più giovani e trasgressivi possono prendere in considerazione il famoso rave party della cosiddetta 'Repubblica di Kazantip' che, da qualche anno, si tiene nella spiaggia di Popovka non molto lontando dalla città (... poi però non dite che ve lo abbiamo consigliato noi...).

SUDAK, Novi Sviet

L’antica fortezza genovese domina dall’alto la baia di Sudak ed è l’attrattiva escursionistica principale dell’intera regione. I genovesi dominarono la zona per due secoli dal XIII al XV sec. finché non vennero cacciati dai turchi. Sudak era una delle più importanti colonie genovesi al tempo della Repubblica Marinara, centro di raccolta e di imbarco per i migliori prodotti che la terra crimeana offriva al tempo – mele ‘Sinap’, pere ‘Armud’, prugne ‘Isium-Erik’, uva ‘Asma’ e sopratutto i vini ‘Ekim-Kara’ e ‘Sari Panas’ che ancora oggi la regione produce. La città solo recentemente ha scoperto il business del turismo, durante il periodo sovietico ospitava per lo più studenti nei vari sanatori. I prezzi sono decisamente più bassi che nella zona di Jalta e la clientela tipica è rimasta quella degli studenti, dei turisti amanti della natura e degli escursionisti. Importanti nuovi resorts stanno sorgendo uno di seguito all’altro e l’ampio entroterra permette una più facile espansione che nelle zone della punta sud, chiuse dai monti troppo sulla costa. La vicina Novij Svet è meta preferita dal turismo giovane, informale ed estremo, la baia è dotata di un particolare e favorevolissimo microclima. Sport, escursioni, natura sono le attrattive principali. Famosa è la spiaggia naturisti di Novyy Svet. La città produce il miglior spumante crimeano, storicamente il più rinomato e prestigioso durante il periodo sovietico. La regione possiede importanti potenzialità e margini di sviluppo.

KERC '

Citata da Omero nelle sue opere, Kerc’ possiede almeno 26 secoli di storia. La regione fu sotto il dominio del Re del Ponto Mitridate VI Eupatore il quale, salito al trono nel 120 a.C. a 12 anni di età, per circa 60 anni con eccezionale energia ed ambiziosi disegni fu protagonista di un lungo ed ostinato conflitto con Roma. Mitridate in parte per via di conquiste, in parte per via di accordi, unificò un territorio che si estendeva su tutti i lati del Mar Nero e buona parte dell’Asia Minore. In breve tempo dette vita ad un vasto impero e iniziò ad accarezzare il progetto di soppiantare la potenza romana, ne derivò un immediato intervento proprio di Roma e le tre guerre mitridatiche che aprirono ai romani le vie dell’Oriente. Mitridate perse man mano tutte le colonie fino a che fu costretto a rifugiarsi nel suo ultimo avamposto, appunto Kerc, e qui si fece uccidere da un suo fedele servitore. Il punto in cui si fece dare la morte si chiama ancora oggi monte di Mitridate, monumenti, rovine e musei sono presenti nella regione a testimonianza della storia passata. Gli archeologi di tutta Unione Sovietica venivano qui per ricerche terrestri e marine. La regione è buona specialmente per il turismo culturale.

ALUSHTA

Ideale per chi ama mare e montagna al tempo stesso. Queste infatti sono a soli 8 km dalla costa, il microclima è caldo e secco, ideale in estate, mite in inverno.  Interessante visitare in Alhusta il Parco Nazionale, ampio 70000 acri dove si possono trovare una grande varietà di piante e di animali. Da non perdere è il tour al mone Demerdzhi dove si trovano le coscate Dzhur e la ‘Valle dei fantasmi’ – monumento geologico naturale. Ottima per il turismo sopratutto naturalistico, balneare, sportivo e per il trekking.

ALUPKA

Importante in Alupka visitare il meraviglioso Palazzo Voronzov con giardino botanico sul mare. Il palazzo, antica residenza del Conte Voronzov, venne ideato dall’architetto inglese Edward Blore, uno dei padri del romanticismo in architettura. La costruzione iniziò nel 1832 e si concluse solo 18 anni dopo. Ha 150 stanze e richiama lo stile Tudor medioevale. Oggi è un museo. Ancora più interessante il parco circostante e la vista mare dalle scalinate – uno spettacolo di architettura umana e architettura naturale a confronto.

FOROS

Piccolo centro all’estrema punta sud della penisola tra Sebastopoli e Yalta, e famosa per la cattedrale sulla rupe, osservatorio ideale su tutta la costa sud. Venne scelta da Gorbaciov per la sua residenza estiva che oggi è aperta al pubblico.

ESCURSIONI CULTURALI E NATURALISTICHE CONSIGLIATE

ESCURSIONI CULTURALI E NATURALISTICHE CONSIGLIATE

Fortezza di Siuren e monastero di Celter-Koba

Siuren – Fortezza bizantina nel VI-XI sec. che dal XII al XIII assume i caratteri di centro cittadino. Situata 1 km. a sud del villaggio Maloe Sadovoe (Kuchuk-Suiren). La montagna in cui si trova è attraversata da due linee di mura difensive connesse alla torre principale. La lunghezza del sistema di mura è di 110 mt, l’altezza 4, 4,5 mt, e la larghezza 2,5. Le mura fortificate sono composte da due strati di pietra in blocchi. L’area totale fortificata compresa tra le mura è di 1,7 ettari. Questo territorio era molto densamente popolato, sono infatti facilmente visibili le fondamenta degli edifici del tempo e si può dedurre come non vi fossero spazi liberi. Un passaggio segreto è stato scoperto sulla parte nord del precipizio, questo probabilmente doveva permettere ai difensori assediati di poter evacuare la fortezza segretamente in caso di necessità. Non lontano dalla fortezza, intorno al XIV-XV secolo sotto il regno di Feodoro (vedi scheda su Mangup) venne costruito il monastero nella pietra chiamato Celter-Koba. Questo è situato nella valle del fiume Belbek in prossimità del promontorio ‘Al-Tador’ e il villaggio ‘Maloe Sadovoye’ nella regione di Bahchisaray. Non vi vivevano che 14-16 monaci. Vi sono scolpite nella pietra celle per i monaci e per i visitatori. Il monastero pare portasse precedentemente il nome di San Feodoro come lo stesso promontorio nel quale è scolpito (Al Tadore in tataro significa infatti San Feodoro). Il monastero fa parte di un sistema più complesso di monasteri di montagna dedicati alla conservazione e culto delle reliquie sacre ed importanti probabilmente non solo dal punto di vista puramente religioso ma anche da quello strategico-politico (vedi anche Cilter-Marmara). E’ ben probabile infatti che questo monastero ospitasse nei periodi di attacco nemico i difensori della stessa fortezza di Suiren, solo in questo modo infatti potrebbe spiegarsi la grande quantità di tombe ritrovate in rapporto alla bassissima presenza di monaci.

Isola dei cigni

La riserva naturale ornitologica “isola dei cigni” è parte del sistema di parchi nazionali crimeani ed ha una rilevanza internazionale. La riserva, situata a nord-ovest della penisola, viene scelta da molte specie come base migratoria e per la riproduzione. Tra queste specie abbiamo gabbiani, aironi, pellicani, diversi tipi di anatre selvatiche e, nel periodo della muda primaverile, i grandi cigni.

Tarhankut

Nel nord-ovest della Crimea si trova la panoramica, bellissima e rinomata penisola di Tarhankut, capo estremo occidentale della Crimea. La temperatura media annuale in questa zona è di 11°C ed il clima è asciutto. La temperatura media nei mesi estivi si aggira sui 20 °C, nei mesi invernali intorno allo – 0 °C, questa è statisticamente la zona più soleggiata della Crimea. Gli ospiti della penisola rimangono affascinati dall’accostamento del fresco del mare con l’asciutto entroterra fatto di un altopiano secco, salubre e stepposo, come pure rimangono incantati dalle spiagge sabbiose e da una storia antica e gloriosa di cui ancora oggi troviamo testimonianze. E’ qui infatti che sorgeva l’antica città greca di Kalos-Cimen. Kalos-Cimen – “ un porto Greco in terra scita” come la descrissero molti autori classici. Per molti anni si sono cercati i resti di questa antica città descritta dai testi classici fino a che archeologi sovietici nel 1929 non risolsero il mistero. Nella regione della baia di Karandjinsk, nelle prossimità di un villaggio chiamato Olenevka, venne individuato il sito archeologico dell’antica città e riportata alla luce ed al suo splendore a testimonianza dell’antichissimo e ricco passato di questa regione.

Mangup

L’incredibile storia di Mangup – la città di pietra – riassume in sè l’incredibile storia dell’intera Crimea. Una storia di tanti popoli e culture diverse, di una terra ambita e contesa e quindi anche di tante battaglie. Le prime testimonianze umane su questi luoghi risalgono ad almeno 5.000 anni fa dall’epoca della pietra a quella del bronzo – utensili risalenti a quel periodo sono stati infatti rinvenuti numerosi sul posto. Il flusso di popolazioni in questa zona si intensificò intorno al terzo secolo d.C. Una imponente fortezza chiamata Doros venne creata qui al tempo dell’impero di Bisanzio dagli alleati federati goti e alani che in questo modo intendevano difendere i possedimenti costieri dell’impero dalle orde nomadi delle steppe dell’interno. Ciò non di meno, i cazari* (nota 43) presero la fortezza, intorno all’ottavo secolo, e stabilirono il loro controllo su gran parte delle coste della penisola. Questo a sua volta scatenò la ribellione della popolazione cristiana locale capeggiata dall’arcivescovo Giovanni il Goto la quale venne crudelmente soffocata nel sangue. Sotto il dominio dei cazari, che si potrasse per mezzo secolo, la fortezza mantenne la sua valenza strategica di cuscinetto tra impero Bizantino e i khanati delle steppe. Alcune fortificazioni dell’antica Doros vennero riparate o ricostruite in questo periodo e venne dato un nuovo nome alla fortezza – Mongup – la quale tuttavia, continuò a preservare il suo orientamento culturale più nella direzione occidentale di Bisanzio che in quella orientale dei cazari. Questo aiutò la stessa Bisanzio a riconquistare il controllo sulla fortezza già agli inizi del secolo successivo e includerla all’interno dell’istituzione amministrativa-militare di Chersones (vedi scheda Chersones). La fortezza e la città caddero in un periodo di desolazione tra il X e XIII sec. , ma nel XIV sec. venne edificata una nuova città – Feodoro – capitale di un nuovo regno cristiano omonimo che si estendeva su gran parte del sud-ovest della penisola crimeana. Alla fine del XIII sec. molte importanti città della penisola vennero distrutte o saccheggiate dalle orde di Nagay Khan (orda d’oro* – nota 65). Questo costrinse ad un consolidamento delle popolazioni greco-cristiane capeggiato da alcuni aristocrati. Mangup (Feodoro, in questo periodo) divenne in questa occasione il centro di una nuova unione tra tutti gli insediamenti cristiani di lingua greca della regione (il recente ritrovamento di una incisione su roccia risalente al tempo lo dimostra). Intorno alla metà del XIV sec. l’intera Crimea venne presa in mezzo in una grande contesa continentale tra il Khan Tataro Tohtamish ed il grande Timur Tamerlano* da Samarkanda (nota 70). Il colpo principale venne diretto proprio verso la capitale del nuovo regno di Feodoro e la trasformò presto in un mucchio di macerie. Agli inizi del XV secolo tuttavia, era già rinata nuovamente. I confini del regno si estesero ad Est sino ad Alushta. La capitale venne ricostruita sotto la guida dell’attivo ed illuminato principe Alexej che governò negli anni 20 e 30 del XV secolo. Vennero edificate una basilica ed un palazzo governativo e tutte le infrastrutture della città ricostruite. Al fine di assicurare l’accesso al mare il porto venne fortificato in prossimità della moderna Inkermann e venne ricostruita la fortezza di Kalamita. Alexej tentò addirittura, ma fallì, la conquista della fortezza Genovese di Chembalo (vedi scheda su Balaklava e la fortezza di Chembalo). I genovesi* (Cap. IX) ricevettero prontamente diverse migliaia di eccellenti rinforzi dall’Italia sotto il comando di Carlo Lomellino e Alexej perse il controllo di quei territori e della fortezza. Nella secondo metà del XV sec. si stabilì a Mangup anche una piccola comunità di ebrei karaimi*(pag.88) la quale crebbe considerevolmente nel secolo successivo sino ad edificare una sinagoga ed un quartire proprio.  Nel 1475 Mangup venne assediata e catturata dai turchi ottomani. I nuovi architetti ricostruirono parte delle difese esterne per renderle più adatte all’uso delle armi da fuoco. Per tre secoli Mangup fu un forte turco fino a che non venne evaquata nel 1774 quando il trattato di Kuchuk-Kinodzirsky sigillò la vittoria dell’armata imperiale russa sui turchi nel Danubio che pose fine anche al dominio turco in Crimea. Tra il 1791 ed il 1792 gli ultimi abitanti di Magup se ne andarono muovendo verso la più fiorente Chufut-Kale (vedi scheda su Chufut-Kale). La città decadde definitivamente e non risorse mai più, a tutt’oggi rimangono solo le sue rovine testimoni però di un glorioso antico passato.

Esky-Kermen

La fortezza di Esky-Kermen si trova nella regione di Bahchisaray a 6 km a sud del villaggio Krasnj-mak. Copre una superficie di 8 ettari e mezzo ed è situata su di un altopiano roccioso delimitato da un alto precipizio. Venne costruita su ordine delle autorità bizantine alla fine del  VI sec.  d.C. al fine di proteggere le vie di comunicazione con le maggiori città dell’impero sulla penisola di Chersones. La guarnigione consisteva in guerrieri locali – goti e alani alleati dei bizantini. Venne costruito un pozzo al fine di rendere il più possibile autosufficiente l’avamposto in caso di  assedio nemico ed un imponente camminamento venne scavato nella roccia per portare dalla superficie all’interno dell’altopiano con ben 6 percorsi. Alla fine dei camminamenti si trovano stanze per le guarnigioni militari o cisterne per l’acqua. Intorno all’ottavo secolo l’avamposto, che intanto si era trasformato in una cittadella, cadde sotto il controllo dei cazari (vedi scheda su Mangup). Cittadini del villaggio probabilmente presero parte alla ribellione capeggiata da Giovanni il Goto e soffocata nel sangue di lì a poco. Verso la metà del IX secolo il potere dei cazari iniziò la sua decadenza e si estinse del tutto poco più tardi. Si conosce poco della vita di Asky-Kermen, probabilmente si trattava più che altro di una piccola fortificazione nella roccia con in superficie una piccola popolazione al confine dell’impero. Nella seconda metà del X secolo, tuttavia, la vita in Asky-kermen ebbe un momento di sviluppo importante. Nel XII e XIII secolo quartieri, infrastrutture e vie di comunicazione coprivano l’intero altopiano. Il territorio era diviso in settori consistenti in vitali e laboriosi quartieri ognuno delimitato da mura di pietra a difesa le quali venivano edificate a partire da letti scavati appositamente a loro volta nella roccia. Solo i piani superiori venivano costruiti in legno e mattoni mentre i tetti erano in tegola. Ogni insediamento abitativo misurava dai 75 ai 150 mq., ve ne erano almeno un 600 per una popolazione quindi di circa 3.000 persone.   All’inizio del XIV secolo il villaggio venne completamente distrutto dall’orda di Nagaj Khan. Dopo la devastazione la vita tornò nel villaggio verso la fine del XIV secolo ma non più al livello precedente e, dopo l’ulteriore  passaggio del  Khan  Adigaj,  cessò di  esistere  definitivamente. Già nel XVI secolo non rimanevano altro che antiche leggende sulle strane cave ricavate nella roccia ed i misteriosi camminamenti all’interno del promontorio. 

Chersones-Taurica

Chersones-Taurica venne fondata nel 422-421 a.C da coloni greci (dori* - nota 2) provenienti da Eraclea Pontica.  Chersones crebbe velocemente nella prima metà del VI secolo a.C. caratterizzandosi come importante centro culturale e commerciale. Alcuni ricercatori mettono questo in relazione con gli avvenimenti verificatisi nella parte est della penisola dove, agli inizi del VI secolo a.C., i dori persero la prestigiosa città fortificata di Feodosia, caduta sotto l’influenza dei Principi del Bosforo Cimmero. Probabilmente proprio la perdita di Feodosia costrinse i dori a spostare il centro dei loro traffici commerciali proprio a Chersones. Durante la seconda metà del VI secolo a.C. Chersones si sviluppò con grande successo, pose i tauri* (nota 5) sotto controllo e rese fertili le terre della crimea occidentale. Chersones da piccolo insediamento divenne una vera polis* (nota 1) con un discreto territorio. Questo fu uno dei periodi migliori dello sviluppo economico della città-stato. La situazione mutò notevolmente all’inizio del III secolo a.C. in conseguenza della crescita del regno degli sciti* (nota 9). L’espansionismo scita verso sud portò ad una sanguinosa e lughissima guerra tra questi e i chersonesi che si potrasse per oltre 150 anni e che portò questi ultimi a perdere, agli inizi del secondo secolo a.C., gran parte dei possedimenti nel nord-ovest della penisola. Nella seconda metà del secondo secolo a.C. gli sciti aumentarono la pressione sui chersonesi i quali si trovarono costretti a cercare l’aiuto di altre città-Stato, tuttavia nessuno voleva immischiarsi in cruente lotte con i temuti sciti. Solo alla corte del Re del Ponto Mitridate VI Eupatore* (nota 29 e scheda su Kerc) i diplomatici chersonesi trovarono corrispondenze di interessi. Mitridate fu un appassionato antagonista di Roma ed intuì, nella richiesta di aiuto proveniente dai fratelli greci di Chersones, la possibilità tanto attesa di unificare le coste sud a quelle nord del Mar Nero in un unico potente impero che potesse sfidare quello romano. Mitridate inviò prontamente un forte contingente via mare capeggiato dal generale Diofante che sconfisse una importante armata scita capeggiata dal Re Palak. La fine del secondo secolo a.C. comportò per i chersonesi un periodi di dure prove. L’armata di Palak arrivò sin sotto le mura di Chersones nuovamente ma questa volta con il supporto dei tauri.    Diofante li contenne ancora una volta respingendo l’assedio alla città ma non fu una vittoria completa, altre due campagne tentarono la conquista della città e Chersones pagò con la perdita dell’indipendenza economica ed in parte politica, l’aiuto dei Ponti tanto che divenne di fatto una provincia dell’impero di Mitridate il quale realizzò le sue ambizioni sul Mar Nero e vide appagare la sua strategia. Nel primo secolo a.C., tuttavia, Mitridate, che aveva sfidato Roma (tre guerre mitridatiche* - nota 30 e capitolo IV), venne sconfitto ed il Ponto  annesso all’impero romano.  La Chersones-Taurica a sua volta ricadde sotto l’infulenza di Roma alla quale chiese lo status di città autonoma. L’autonomia venne riconosciuta da Giulio Cesare nel 46 a.C. ma proprio dopo la morte di questi i privilegi concessi vennero revocati. Spinte separatiste nelle regioni del Bosforo costrinsero i romani a confronti militari, in queste occasioni tuttavia i chersonesi si schierarono con i romani, probabilmente memori delle esperienze vissute con sciti e tauri e preoccupati dalla vicina presenza degli altri popoli delle steppe ancora più minacciosi. D’altra parte i chersonesi, essendo greci, si sentivano comunque culturalmente più vicini all’occidente romano che ai popoli iranici dell’est. Tra il 57 ed il 60 la città venne attaccata nuovamente dagli sciti e Chersones chiese aiuto a Roma come in precedenza chiese al Ponto. Un’armata inviata dalla Mesia* (nota 36) entrò in Crimea. I romani spazzarono gli sciti e insediarono una guarnigione nella città. Lo status di “città libera” vene definitivamente concesso alla città, il ché significava autonomia regionale ma all’interno dell’ordine e la protezione romana. Le mura di cinta vennero rafforzate e tutte le vie di comunicazione principali delle penisola controllate dalle forze armate. Questo intervento assicurò prosperità economica e sviluppo. Intorno alla metà del IV secolo d.C. tribù bellicose di sarmati* (nota 13) e alani* (nota 16) invasero le frontiere orientali dell’Impero e nel giro di pochi anni diffusero il panico sino al Bosforo Cimmero. I romani furono costretti a ritirare le loro truppe sino al Danubio mentre i goti* (Cap. V) a loro volta si inserirono negli spazi che l’impero, oramai in declino, lasciava aperti sino ad arrivare a scontrarsi con gli sciti. Chersones scelse ancora una volta l’Occidente e combatté a fianco dei romani alla difesa del Bosforo sino a respingere i sarmati, tuttavia, nulla poté contro le successive insistenti orde di invasori provenienti dalle steppe del nord-est. Orde di unni mossero verso occidente dal cuore dell’Asia centrale. In Crimea portarono la devastazione sia tra gli ultimi sciti che tra gli alleati dei romani e, ad eccezione proprio della sola Chersones, annullarono ogni forma di stato nella penisola per lungo tempo. Dal punto di vista economico ridussero l’intera penisola in miseria. E’ a questo punto (395 d.C.) che l’impero romano venne diviso e la parte Est prese il nome di impero bizantino* (Cap.VI) con capitale Bisanzio (poi ribattezzata Costantinopoli). Di lì a poco solo la parte Est sarebbe sopravvissuta alle pressioni barbariche. Chersones, da sempre avamposto dell’Occidente in questa terra di confine, legò la sua sorte a quella di Bisanzio come prima aveva fatto con Roma e prima ancora con il Ponto. Il Cristianesimo venne assunto a religione ufficiale della città. Proprio qui approdarono i santi Cirillo e Metodio* (nota 54) in una delle loro missioni evangelizzatrici più tardi nel IX secolo. Intorno alla metà del V secolo gli unni avevano occupato quasi tutta la Crimea. Chersones, con le sue mura greche e romane non venne catturata e l’influenza degli unni fu limitata. Chersones, supportata dai Bizantini, potè vivere un nuovo boom economico – gradualmente divenne uno dei più importanti centri commerciali e produttivi del Mar Nero nella nuova epoca del Medioevo. Le autorità bizantine posero grande attenzione alle capacità difensive della città e aiutarono a ricostruire e riparare le fortificazioni. Nel 575 tribù turcomanne di avari* (nota 41) e turchi* (cap. VII), conquistarono diverse città crimeane ma fallirono la presa di Chersones. Di seguito orde sanguinarie dei cazari* (nota 43) invasero le coste nord del Mar Nero. Intorno la metà del VII secolo avevano già conquistato le coste del Mar d’Azov e gran parte della Crimea. Le relazione tra la città di Chersones e i cazari furono piuttosto tese. Tenuto in considerazione del significato politico ed economico i cazari si accontentarono di ottenere un protettorato sulla città. Verso la metà del IX secolo tuttavia persero i loro potere in Crimea. Nuove forze stavano imponendosi – i Rus’* (nota 40) e i Pecheneghi* (nota 48). Bisanzio, impegnata nel frattempo in guerra con arabi e bulgari* (nota 42), era interessata a mantenere buone relazioni con i pecheneghi. In questo venne aiutata da Chersones che intratteneva intense relazioni commerciali con questi. Le autorità centrali bizantine crearono un’entità amministrativa in Chersones, chiamata “Themata”, governata da un ufficiale (“stratega”) inviato dalla capitale Costantinopoli. Alla fine del X secolo un lungo e sanguinoso conflitto militare scaturì tra i bizantini e i rus’, che a quell’epoca si erano unificati ed avevano maturato una identità comune che li identifica con il termine più maturo di Russi. Le ragioni del conflitto sono da ricercare nella necessità strategica dei rus’ di ottenere uno sbocco sul Mar Nero che li avrebbe agganciati a tutte le principali rotte commerciali del tempo. Il pretesto per la guerra fu un preteso mancato compenso per un aiuto militare concesso dal Principe Vladimiro* (cap. IX) all’imperatore bizantino. Vladimiro stesso guidò un forte contingente militare sotto le mura di Chersones e conquistò la città dopo un lungo assedio nel 989. Agli inizi del XI secolo la potenza dei russi aumentava imponendosi man mano sui popoli nomadi delle steppe mentre quella dei bizantini diminuiva pressata sia da est che da nord. Nel 1169, esausti dalle guerre, i bizantini concessero alle Repubbliche Marinare di Venezia prima, e Genova poi, (Cap IX) diritti esclusivi sul Mar Nero. Nel 1204 dopo la caduta di Costantinopoli ad opera dei Crociati – quarta crociata* (nota 57) -  il potere dei bizantini sulla Crimea volse alla decadenza. Nel 1240 le orde di Batu Khan* (nota 89) invasero la Crimea. Nel 1299 la città venne saccheggiata da Nogay Khan* (nota 90). La ripresa della città venne rallentata dallo spostamento delle principali rotte commerciali nella parte est della Crimea. Dal momento che l’economia della città era basata sull’intermediazione commerciale l’intera civiltà chersonese si avviò al collasso. Nel XIV secolo la città venne in parte ricostruita ma nel 1399 venne saccheggiata e conquistata nuovamente dalle orde tatare* (nota 63). Intorno alla seconda metà del XV secolo la città di Chersones si estinse definitivamente ma non la sua civiltà. Dalle sue ceneri nascerà tre secoli più tardi la moderna Sebastopoli.

Cilter-Marmara

Il monastero nella roccia di Cilter-Marmara si trova a 1,5 km dal villaggio di Ternovka sul precipizio di Cilter-Kaja dominante le valli di kara-Kobinskj e Sculj. Si conosce poco con precisione delle misteriose cave nella roccia di Cilter-Marmara, pare comunque che il monastero esistesse da molto tempo e fu attivo almeno sino alla fine del XV secolo d.C. Una prima chiesa e una cappella dovrebbero risalire al XII-XII secolo e sono completamente scolpite all’interno di una grotta nautrale nella roccia. Durante l’epoca di Feodoro (fine XIV – XV secolo) il monastero prosperò e si estese sensibilmente. Più livelli interni vennero ricavati nella roccia. Al terzo e quarto livello si trovano altre due chiese. Principalmente il monastero fu attivo e funzionante tra il XII e XV secolo ma non si può escludere che singoli eremiti vivessero nella grotta naturale già anche prima né che rimasero degli adepti anche dopo la caduta di Bisanzio. Il terzo livello è costituito da 15 stanze collegate tra loro in un unico complesso. Al quarto livello alcuni passaggi sono ostruiti e la quarta chiesa è accessibile solo con attrezzatura da scalata. In superficie, intorno al monastero nel raggio di un chilometro, si trovano rovine che testimoniano la presenza nel territorio di edifici anche ad uso economico quali cisterne per l’acqua, pozzi, magazzini, lastre di pietra incise, scale e altre testimonianze. Questi resti appartenevano probabilmente al monastero e fanno presumere che l’insediamento potesse avere delle funzioni aggiuntive  a  protettive   nei  confronti   dei  confini  del   mondo  bizantino.

Balaklava – Cembalo

Il porto di Balaklava veniva menzionato dalle fonti greche, romane e poi bizantine come “Sumbolon” – la ‘baia dei simboli’. Molti storici dell’antichità come Plinio il Vecchio, Poliene, Ptolene, Flavio ed altri citano questa baia nelle loro opere. Secondo alcuni archeologi il primo insediamento dei tauri* (nota  5) venne fondato proprio qui intorno al VIII sec. a.C. Sia greci che romani tenevano in seria considerazione la baia di Balaklava, ideale porto naturale situato nella strategica punta sud-ovest della penisola crimeana (i sovietici vi costruirono durante la guerra fredda la più importante base sottomarina dell’Armata Rossa). Non sono stati eseguiti scavi approfonditi nella zona (durante il periodo sovietico era una base segreta e inaccessibile), tuttavia sono stati rinvenuti reperti importanti che fanno ritenere che i romani possedessero qui un campo militare probabilmente nel periodo in cui i chersonesi* (cap. 3 e 4), chiesero la protezione di questi contro gli sciti* (nota 9). Tra il V e VII secolo d.C. i bizantini costruirono qui alcune fortificazioni a difesa del territorio. La più importante di queste era la fortezza di “Cenbalo”. Intorno al XIV secolo iniziò nella penisola la colonizzazione genovese (nota 56, 57). Tra il 1340 e il 1357 i genovesi conquistarono Cembalo con il benestare dei bizantini e nel 1380 il diritto al possesso della fortezza venne formalizzato in un trattato con l’impero. L’intera regione di Balaklava da quel momento venne denominata “Cembalo”. Fondata la nuova colonia, Genova si dedicò alla creazione di una nuova fortezza sulla base delle fortificazioni già approntate dai bizantini alcuni secoli prima. Sulla cima del rilievo che sovrasta la baia edificarono la torre di San Nicola o torre superiore. La colonia era composta anche da un castello del Console, le mura di cinta della città e una piccola chiesa. Il castello consolare era alto 15 metri, vi era un piano interrato che serviva da cisterna e un impianto di condutture idriche che portavano l’acqua dalla fonte del vicino monte Spilip. Questo sito ancora oggi viene chiamato “ testa della fonte” dal greco “Kefalo-vrisi” dal quale probabilmente anche l’etimologia della stessa città. Un muro difensivo con tre torri difendeva la parte bassa della città chiamata al tempo ‘fortezza di San Giorgio’. Le torri avevano in vetta camminamenti e merletti con postazioni da difesa. Lapidi di marmo con iscrizioni ed emblemi venivano poste sulle sommità delle torri a ricordare i consoli che le avevano fatte edificare. Per una strana ironia della sorte durante la Guerra di Crimea* (nota 91) il corpo di spedizione del Regno di Sardegna di 15.000 uomini inviati dal Cavour agli ordini del Generale Alfonso La Marmora venne dislocato proprio a Balaklava. Pare che in quella occasione alcune di queste lapidi siano state prese per essere riportate a Genova quali trofei. Chiesa, mura e torri sono ancora oggi conservate in discreto stato impressionando e campeggiando dall’alto dei rilevi che custodiscono la baia dando al paesaggio un aspetto romantico e pittoresco. L’intera baia si sta infatti velocemente trasformando da base sovietica segreta a centro puramente turistico e la base sottomarina viene man mano trasformata in museo dalle nuove autorità locali.

Palazzo Vorontsov

Nel centro di Alupka, immerso in un antico e lussureggiante parco, si erge il meraviglioso palazzo una volta appartenuto al Conte Mihail Semenovich Vorontsov* (nota 92) oggi museo nazionale.  Il palazzo, opera dell’architetto Edward Bore* (nota 93), è riconosciuto a livello mondiale come uno dei più rappresentativi capolavori dello stile gotico romantico. L’opera, iniziata nel 1832, venne conclusa solo nel 1850 e si rifà a stili medioevali monumentali quali la Moschea di Delhi, il mausoleo Sardariangis in India, i palazzi di Muhammad I e Carlo I in Volgamburg e, al tempo stesso, i più classici castelli inglesi. La facciata  ovest ricorda un castello feudale del IX-XII secolo, la facciata sud invece evoca temi orientali e arabi mentre qua e là ricorrono temi gotici. Il parco è imponente, tarrezzato e con una vista a picco sul mare. La scalinata ed i camminamenti nel parco fanno a loro volta parte del contesto architettonico ed arricchiti da sculture e orpelli, nonchè fontane, cascate, laghetti, ninfei si alternano allo spettacolo della varietà delle specie botaniche presenti. Nel 1945 il Palazzo ospitò Winston Churchill e la delegazione britannica alla Conferenza di Jalta*, oggi le 150 stanze dei suoi interni ed i 40 ettari di parco sono museo nazionale e meta turistica classica per chiunque si rechi nella costa sud della Crimea.

Palazzo Yusupov

Il Palazzo Yusupov in Koreiz venne costruito su disegno di uno dei più talentuosi architetti russi per uno dei più potenti e ricchi digniari dell’impero – il Principe Felix Usupov, GranDuca di Sumarov nonchè Governatore di Mosca – e la moglie, la Principessa Zinaida Usupova, ritenuta una delle donne più belle e brillanti d’Europa nel XIX secolo. Il loro figlio e unico erede, Felix Usupv  figlio (Felix Felixovich Usupov*, portava lo stesso nome del padre – nota 94), oltre ad essere uno degli uomini più ricchi dell’impero e veder il proprio nome legato strettamente alla famiglia imperiale dopo il matrimonio con la Zarina Irina Alexandrovna Romanov (1912), figlia dell’imperatore, legò il proprio nome alla storia per essere stato uno dei principali ideatori e materiali esecutore dell’omicidio di Rasputin* (nota 83) nel dicembre del 1916. Una meravigliosa vista si apre dalla facciata sud sul mar Nero nella cornice dalla natura lussureggiante dei 16 ettari e mezzo del parco monumentale del maestro giardiniere Charles Kebaha. Qui oltre 200 specie diverse di alberi decorativi sono collezionati e sculture, fontane, piscine, cascatelle e ninfei sono a guarnitura. Il palazzo è costruito in stile neo-classico con elementi del rinascimento italiano nonchè con la presenza di sculture in marmo, terracotta e bronzo rifacentisi alla tradizione mitologica della grecia classica e leoni di marmo originali provenienti da Venezia. Gli interni sono opera principalmente di maestri italiani e tedeschi del XIX secolo. Dopo la rivoluzione del 1917 il palazzo venne nazionalizzato e trasformato in residenza privilegiata per la nomenclatura sovietica. Nel 1945, durante la Conferenza di Jalta* (nota 88), fu sede della delegazione Sovietica comandata da Stalin. Nel periodo successivo fu residenza ufficiale estiva del Comitato Centrale del Partito ed ospitò anche i più importanti leaders dei Partiti Comunisiti stranieri. Dal 1992 è un hotel extra-lusso e centro business.

Palazzo Dulber

Il Palazzo Dulber si trova nella località di Koreiz non lontano dal palazzo Yusupov e dallo stesso architetto Nikolaj Petrovich Krasnov venne costruito tra il 1895 ed il 1897. Appartenne al GranDuca Pyotr Nikolaevich, cugino dello Zar Nicola II. Dulber in persiano significa ‘incantevole’ ed effettivamente ricorda un meraviglioso palazzo imperiale orientale con line arabe egiziane e siriane del XV secolo. Le oltre cento stanze sono impreziosite da mosaici e sculture mentre il parco ricorda i mitici giardini pensili di Semiramide e le planimetrie disegnate in modo da soddisfare tutti gli standard europei del XIX secolo. Per ordine delle nuove autorità sovietiche, all’inizio della guerra civile, grandi dignitari di corte e parenti stretti della famiglia imperiale vennero segregati qui (Alexander Mihailovich, Pyotr Nikolaevich, Nikolay Nikolaevich e la famiglia oltre Maria Phedorovna e Olga Alexandrovna). Le robuste mura del palazzo li salvarono dal massacro che avrebbe voluto il Soviet di Jalta. Il palazzo venne gravemente danneggiato dalla Guerra Mondiale e restaurato tra il 1946 ed il 1959 anche se le idee originali dell’architetto si persero irrimediabilmente. Attualmente il palazzo è un sanatorio turistico appartenente al Parlamento Ucraino.

Il “Nido delle rondini”

Il palazzo sull’alto picco a strapiombo sul mare che ricorda un castello feudale e simbolo della costa sud crimeana, è famoso in russo con il nome di ‘Lastoc’kino Gnesdo’ – in italiano ‘Nido delle rondini’. Il proprietario della prima costruzione, allora in legno, sul picco denominato ‘Aurora’ era un poco noto Generale della guerra Russo-Turca del 1878. La villa era al tempo chiamata ‘castello dell’amore’. Venne ritratta da numerosi famosi paesaggisti dell’epoca quali Ivazowsky, Lagorie e Bogolubov. Il proprietario successivo fu il dottore di Corte Tobin. Si sa poco di questi e poche sono le testimonianze lasciate sulla proprietà se non che lasciò in eredità tutto alla moglie che di lì a poco l’avrebbe venduta al ricco mercante moscovita Rahmanin. In questo periodo il palazzo prese il nome di ‘Nido delle rondini’ per quanto non assomigli ancora affatto al castello che sarebbe poi diventato. Alcuni decenni più tardi la villa e l’intero picco Aurora vennero a sua volta acquistati dal potente magnate tedesco del petrolio – Barone Von Shtengel. E’ a questo punto (1912) che la proprietà venne trasformata nel castello gotico in miniatura che vediamo noi oggi su disegno dell’architetto Shervud. Con l’inizio della Prima Guerra Mondiale, tuttavia, il barone tedesco fu costretto a vendere la proprietà al mercante Sheloputin che la trasformò in un ristorante. Nel 1927 la Crimea subì un forte terremoto con epicentro sul mare proprio di fronte a Jalta da dove a pochi chilometri il castello si trova. La costruzione in sè resistette all’urto ma la roccia soffrì considerevolmente venendo corrotta la base di appoggio. Il castello-ristorante si trovò sul punto di poter precipitare sul mare in qualsiasi momento. Specialisti della compagnia ‘Jalta Sesstroy’ poterono consolidare la base solo quaranta anni più tardi. Le pareti del castello non vennero corrotte dai lavori diretti dall’architetto Toyev. La popolarità del pittoresco luogo sviluppò ancora di più dopo il film colossal sovietico ‘L’uomo anfibio’ in cui il demone marino chiamato ‘Ihtiander’ aveva tana proprio sotto la roccia Aurora. Altri famosi film popolari aiutarono ad incrementare la fama del castello come ‘I dieci africani’, diretto da Stanislav Govoruhin, in cui lo stuntman crimeano Bodishevskij per tre volte si tuffò dalla cima della roccia per simulare l’omicidio di un uomo che viene gettato in mare. Oggi il “Nido delle rondini”, di proprietà pubblica, è il palazzo più visitato dell’intera costa sud della Crimea.

Palazzo Livadia

L’etimologia della parola ‘Livadia’ deriva dal greco e significa ‘prato’. Nel XVIII secolo nella località viveva una piccola comunità greca chiamata Aj-Jan (San Giovanni). Nel 1778, dopo l’annessione della Crimea all’impero russo questa comunità, su disposizione delle autorità imperiali, venne trasferita nella regione del mar d’Azov e le terre della comunità assegnate ad un aristocratico greco comandante delle divisioni grece dell’esercito dello Zar. Pare che proprio questi diede il nome ‘Livadia’ alla località in onore della sua origine greca. Nel 1834 la zona venne acquistata dal magnate polacco Lev Severinovich Potolskij. Parco e serra erano soggetto delle massime cure e motivo di orgoglio per il proprietario che si avvalse della collaborazione di alcuni dei più rinomati giardinieri dell’epoca (Delenger e Tosher) per renderlo unico. Decorazioni, sculture e selezione delle specie furono centro di accurate scelte. Nel 1860 la proprietà venne acquistata dalla famiglia imperiale. Qui, sotto la guida dell’architetto di corte Manighetti (italiano), vennero costruiti due palazzi: il grande Palazzo Imperiale e il Palazzo minore degli eredi. L’architetto Krasnov (lo stesso del Palazzo Dulber e del Palazzo Yusupov) ricostruì più tardi (1911) il vecchio palazzo per L’imperatore Nicola II trasformandolo ed ampliandolo fino alla forma attuale. La ricostruzione avvenne in 17 mesi e si concluse l’11 settembre del 1911. Lo stesso architetto definì l’opera: “disegnato e costruito sullo stile del Rinascimento italiano con pietra di Inkerman* (nota 95) , tutte le parti decorative sono ricavate dallo stesso materiale”. Vi sono 116 stanze e una vasta corte interna chiamata ‘italiana’ che richiama infatti stili veneziani e fiorentini del XV sercolo. Un secondo più piccolo cortile interno viene chiamato ‘cortile arabo’, ornato infatti di maioliche e con al centro la fontana chiamata ‘di Maria’ in tipico stile mediorientale. Krasnov unì i due edifici originali dai differenti stili in un unico omogeneo – il Palazzo Imperiale e la chiesa ‘Crestovo-Vozdvijenskj’. Aprì una grande seconda entrata dalla chiesa al ‘cortile italiano’ con portico in stile bizantino e modificò diverse delle soluzioni adottate durante la prima costruzione fatta dai maestri italiani il secolo e mezzo prima. Il Palazzo ebbe un sistema autonomo di riscaldamento e alimentazione elettrica. I più famosi specialisti di Russia ed Europa presero parte alle decorazioni degli interni in collaborazione e seguendo i disegni dell’architetto. Il parco si estende per oltre 45 ettari e si inerpica in parte anche verso la montagna alla voluta ricerca di una ancora migliore esposizione panoramica. Il parco comprende circa 400 specie diverse di alberi annoverando tra le altre specie secolari e rarissime come la sequoia gigante, quercie e cedri monumentali. Svariate fontane, sculture, ornamenti e 6 chilometri di sentieri con viste panoramiche sulla costa sud fino al castello “Nido delle Rondini”. Nel 1945 il Palazzo fu sede della famosa Conferenza di Jalta* (nota 88), e al suo interno è disponibile per il visitatore una vasta ed esclusiva esposizione fotografica dell’evento che decise l’intera politica mondiale della seconda parte del secolo scorso.

Palazzo dell’Emiro del Buharo

Il Palazzo dell’Emiro del Buharo* (nota 96) venne costruito nel 1901 dall’architetto Tarasov per l’Emiro Seid Abdul Ahat Khan, penultimo della dinastia dei Manghiti che regnarono sul Khanato uzbeko. Il Palazzo è in stile decisamente moresco con decorazioni interne di gusto altrettanto orientale in alabastro e vetrate che diffondono riflessi blu, rossi e verdi. Alcune stanze sono rifinite da maestri ed artisti fatti venire dal Khanato uzbeko. Il proprietario del Palazzo, l’Emiro Abdul Ahat, fu il settimo regnante della dinastia dei Manghiti, discendente da Gengis-Khan e regnò dal 1885 alla morte avvenuta nel 1911 quando gli succedette il figlio Muhammad Alim che a sua volta regnò sino al 1920 quando venne costretto all’esilio dalla rivoluzione bolscevica. Padre e figlio furono discreti riformatori. Abolirono tra l’altro schiavitù, tortura ed esecuzioni brutali. Tentarono riforme importanti anche in campo economico e fiscale illuminati da un’educazione occidentale e progressista (il padre mandò il figlio a studiare a Pietroburgo) ma incontrarono le resistenze della tradizione radicalmente islamico-conservatrice del khanato. Le riforme poterono essere impostate solo grazie all’aiuto dell’impero russo e questo consolidò le relazioni diplomatiche tra le parti come in occasione della guerra Russo-Giapponese del 1905, in occasione della quale, Abdul Ahat, contribuì con un forte aiuto economico alla causa imperiale. Gli Emiri spesero ogni loro vacanza estiva in questa residenza crimeana dal 1893 e furono tra i più generosi ospiti – nel 1903 Abdul Ahat donò 30.000 rubli alla città di Jalta per la costruzione di un ospedale e Muhammad Alim non fu da meno tanto che venne eletto cittadino onorario e ad una delle più belle vie di Jalta venne dato il suo nome.

Massandra

Massandra, una tenuta privata dal nome altisonante e, dal tempo degli Zar, rinomata più dello stesso Palazzo imperiale di Livadia. La tenuta Massandra fu resa famosa in tutto l’impero, ancor più che per il fascino del  castello in stile Ludovico XIII, per altro spesso frequentato dagli stessi Romanov, dal famoso vino Massandra appunto, orgoglio prima dell’industria vinicola imperiale, poi sovietica, oggi dell’Autonomia Crimeana. Fu lo stesso Conte Voronzov Mihail Semenovich* (nota 92) a ordinare la costruzione del Palazzo nel 1881. L’ingegnere inglese Bushar, propose lo stile del vecchio castello di Ludovico XIII e produsse i disegni.    I lavori procedettero molto velocemente e già alla fine dell’anno erano giunti alla costruzione del tetto ma poi si verificarono le morti dell’ingegnere Bushar e, dopo poco, dello stesso Conte Voronzov. I lavori rimasero fermi per dieci anni. Nel 1892 Alessandro II espresse la volontà che l’edificio venisse completato e diventasse un’ulteriore residenza estiva per la famiglia imperiale. Un famoso architetto russo venne inviato da San Pietroburgo – Maximilian Egorovich Milsmaher. Pur conservando l’idea originale in stile e dimensioni, Milsmaher apportò alcune modifiche – aumentò l’altezza della torre principale, allargò i balconi, riprogettò gli interni e, utilizzando nuovi materiali da costruzione, aggiunse ulteriore ‘grandeur’. I disegni vennero eseguiti con l’aiuto dell’assistente Oskald Amilevich Vegener. Nel marzo del 1902 i lavori vennero ultimati ma, fatto particolare, il palazzo non venne arredato ed abitato che negli anni ’20 dopo che le nuove autorità sovietiche nazionalizzarono tutte le proprietà come questa che era accatastata come ‘palazzo non ad uso abitativo’. Rimase per tutto il tempo una specie di monumento allo Zar Alessandro utilizzato solo per picnics, thè, giochi e corse a cavallo nello splendido parco. Durante il periodo soveitico fu residenza di riposo estivo per l’altissima nomenclatura sovietica. Oggi il Palazzo è aperto ai visitatori.

Palazzo in Gaspra

Il palazzo in Gaspra, con le sue caratteristiche torri merlate ed edere rampicanti venne costruito nella prima metà del  XIX secolo e appartenne ad una famiglia nobile e molto nota durante l’impero russo, quella del Principe Alexander Nikolaevich Galitzin. La direzione dei lavori e tutte le scelte di design vennero assunte dalla Principessa Anna Sergheevna Galitzin, proprietaria della vicina residenza ‘Nuovo Mondo’ la quale scelse uno stile gotico-romantico per entrambe le costruzioni e gli stessi architetti – Alson e Guld. La costruzione del palazzo e della chiesa anglicana in miniatura della ‘Santissima trinità’, adiacente, comportò sette anni di lavori dal 1830 al 1837. Molta attenzione venne posta alla creazione del parco affidata inizialmente allo stesso maestro giardiniere dei Vorontzov. La parte principale assunse le caratteristiche di un giardino inglese con inserimenti di alberi ornamentali secolari mediterranei e subtropicali. Composizioni estetiche di elementi naturali con antiche rovine gotiche vennero creati in armonia con fontane, laghetti e cascatelle. Già dopo poco l’ultimazione dei lavori il Palazzo era diventato un’importante meta di visita della costa sud della Crimea, frequentato anche dalla famiglia imperiale e dall’intellighenzia del tempo. Nel 1843 Alexander Nikolaevich terminò il suo servizio e si ritirò definitivamente nella suo palazzo. Morì tuttavia l’anno successivo e lasciò le sue proprietà alla sorellastra maggiore Kalogrivova. Nel 1865 la proprietà cambiò nuovamente mano comprata dal Conte Vladimir Sevashov sposato alla Contessa Panina. Quest’ultima, dopo il divorzio dall’ insopportabile marito e lo scandalo provocato tra l’aristocrazia del tempo, assunse la proprietà del Palazzo e dedicò tutte le sue risorse alla carità e le opere di bene verso le classi più deboli – finanziò scuole, ospedali, centri culturali, mense sociali e tanto altro. Colui che curò gli interessi della proprietà fu un certo Karl Christianovich Classen che, in assenza della proprietaria sempre impegnata nelle sue iniziative sociali, amministrò, fece ristrutturare il Palazzo, rese economicamente profittabile giardino e vitigno nonché lo stesso immobile che divenne in pratica un vero e proprio centro di accoglienza turistica per le elittes del tempo. Dal settembre del 1901 al giugno del 1902, visse qui Tolstoj, e nel 1917 la famiglia di Nabokov. Oggi il Palazzo fa parte del complesso turistico del sanatorio ‘Jashaja Poljana’.

Giardino botanico di Nikita

Il ‘Nikitskij botaniceskij sad’ – giardino botanico Nikita – si trova nella baia di Jalta, zona caratterizzata da un microclima particolarmente mite (baia difesa a nord e i lati da alte montagne) che permette la crescita delle specie subtropicali più delicate. Si tratta di uno dei più vecchi giardini  di ricerca scientifica di questo genere al mondo. Circa mezzo milione di turisti vengono a vedere questo laboratorio vivente ogni anno. La crezione del giardino avvenne agli inizi del XIX secolo in conseguenza anche della grande pubblicità ottenuta dalle terre del sud dopo l’annessione della Crimea all’impero russo avvenuta nel 1783. La specializzazione di queste terre era appunto agricoltura, giardinaggio e viticultura. Ben presto fu chiaro che il clima della Crimea sarebbe stato ideale per il giardinaggio decorativo. In seguito alle insistite richieste volte all’imperatore dal Generale e Governatore della regione di Novorossiysk – il Duca de Risheller – supportato dall’ispettore capo delle politiche agricole – il famoso studioso naturalista M. Bibershteine – e dal Governatore della provincia di Tauria – M.Borozdin – il decreto di costituzione del giardino botanico venne firmato a San Pietroburgo. L’impianto originale non conprendeva che 375 acri concessi dal governo. Vi era un piccolo villaggio greco fondato secoli prima al centro del territorio e solo metà dell’area offriva terra fertile ed effettivamente coltivabile, il resto erano roccia, dislivelli e rovine storiche.   Il noto naturalista Christian Christianovich Steven, residente in Simferopoli ed ex assistente e allievo di Bibershteine, venne chiamato a presiedere i lavori. Questi nel 1812 definì il “piano per lo sviluppo di un giardino economico-botanico nella costa sud della penisola taurica nelle vicinanze del villaggio Nikita” e definì tre linee guida:
“ Collezionare tutte le specie locali di qualsiasi utilità comprese quelle ad utilità puramente decorativa al fine di implementare la conoscenza delle stesse sulla loro crescita”. “ Collezionare e selezionare semi e germogli di tutte le piante al fine di poterle poi riprodurre in altre parti dell’impero dove questo sia possibile.”  “ Creare una ricca piantagione di piante subtropicali al fine di trarne profitto economico ed incoraggiarne la coltura in tutta la penisola.”
In assenza di strade, assistenza e con risorse minime a disposizione, per portare avanti una missione del genere solo un uomo tenace e volitivo come Steven poteva riuscire. La prima piantagione venne creata nel settembre del 1812. Nel 1824 Steven assunse l’aiutante e supervisore Gartviss che mostrò tutto il suo talento e conoscenza tanto da succedere già due anni più tardi allo stesso Steven. Questi dedicò parecchia attenzione allo sviluppo dell’industria vinicola. Nel 1828 impiantò il primo vitigno in una zona del giardino chiamata Magarech. Qui fece crescere viti francesi, italiane e spagnole e di lì a poco un’importante azienda di produzione prese il nome Magarech e si specializzò nella ricerca e produzione vinicola. Attualemente il giardino, comprese le sue filiali, occupa circa 1.000 ettari di terreno. Amministrazione, servizi scientifici e collezioni principali si trovano nel dipartimento centrale. Il giardino possiede oggi una ricchissima collezione di specie, ibridi e varietà, per un totale superiore a 28.000.   Oltre 1.500 sono le specie di alberi decorativi e piante provenienti da Mediterraneo, Nord America, Asia, Sud Africa, Nuova Zelanda, Australia e altre regioni subtropicali del pianeta. Negli ultimi anni gli scienziati botanici hanno introdotto 89 nuove specie di pesche, prugne, albicocche, mandorle, fichi e noci. Nuovi tipi di mandorle da qui sono poi stati impiantati in oltre 4.500 ettari di terreno. Per quanto riguarda le specie decorative sono state create 18 nuove specie di rose. Sono collezionate oltre 2.000 specie di rose rare e pregiate come le rose chiamate Klimentine, Festival di bellezza, Autunno D’orato, Luci di Yarita, Bellezza Russa e altre. Le più pregiate in assoluto sono la ‘Happy Childhood’, ‘Serenata di Luna’, ‘Ladi del Mar Nero’, e ‘Stella Lontana’. Negli ultimi venti anni alcuni fiori speciali sono stati ‘creati’ – l’Anastasia Asimova, la ‘Flower Ball’, il ‘Giubileo d’Oro’ la ‘Ballerina’ ecc.Il giardino scambia semi e letteratura con 500 istituzioni simili sparse in 60 differenti paesi.

Demerdgy

Demerdgy è una delle montagne più misteriose e caratteristiche della catena montuosa crimeana – un monumento naturale. Ai piedi della montagna si vedono ancora le rovine della fortezza medioevale di Funa, una fortezza del regno di Feodoro (XIII-XIV secolo). La montagna stessa prima veniva chiamata ‘Funa’. Grandi rocce che svettano su alti conglomerati sono la caratteristica e curiosità principale di questa montagna. Si tratta di formazioni geologiche dovute all’erosione dell’acqua. La parte più misteriosa della montagna si chiama ‘Valle dei Fantasmi’ ed è caratterizzata da composizioni naturali di queste colonne sovrastate da grandi massi che ricordano fortezze medioevali, mostri e personaggi mitici. Una di queste roccie è chiamata ‘Maria’, vista da uno dei profili ricorda infatti la silouette di una donna. Demerdgy (il lingua tatara ‘fabbro’) viene considerata la seconda montagna crimeana per bellezza dopo Chaturdug. La composizione delle rocce, della terra e il sole crimeano permettono al paesaggio di cambiare ripetutamente i propri colori nel corso della giornata. Molte leggende si narrano circa il Demerdgy e la valle dei fantasmi. Una di queste vuole che vivesse un fabbro nella montagna e che questi da una grande fornace producesse le armi per gli invasori. Gli uomini più forti venivano scelti per lavorare alla fornace. Una giovane di nome Maria cercò di persuadere il fabbro a chiudere la fornace infernale ma questi la uccise. La montagna non potè sopportare tale crudeltà ed eruttò dalle sue viscere mille tentacoli per catturare il fabbro e trascinarlo all’inferno. Da quel giorno, secondo la leggenda, il nome Funa venne mutato in Demerdgy. Da questa montagna si apre a sud una vista straordinaria sulla città di Alushta e la costa sud.

Monastero Surb-Hac’

Il monastero di Surb-Hac’ ha un’importanza particolare tra tutti i monasteri armeni che si trovano in Crimea.  E’ ancora oggi circondato ed adornato dai suoi giardini, foreste e terrazzamenti. Surb-Hac’ significa ‘Sacra Croce’. Il monastero consiste in un gruppo di edifici centrati intorno alla chiesa del ‘Sacro Segno’. Il complesso venne fondato nel 1338 e dal XIV al XVII secolo fu il santuario più importante per la chiesa armena* (nota 78) nella penisola. Sorge sul bordo di un precipizio che apre la visuale verso ovest sulla valle della Crimea antica e verso sud verso gli antichi resti dell’insediamento – mura e terrazze ricoperte di muschio. Surb-Hac’ nasconde i segni di diverse distruzioni e ricostruzioni che testimoniano una storia travagliata. Allo stato attuale, tuttavia, il lavoro di archeologi e storici è solo all’inizio e si sa ancora poco del passato del sito.

Fortezza di Sudak

La fortezza genovese di Sudak è situata su un’alto promontorio a cono oggi chiamato ‘monte della fortezza’. Da quella posizione si può controllare l’intera valle di Sudak e una consistente porzione di mare da Capo ‘Magan’ ad est a Capo ‘Aj-Foka’ ad ovest. La valle, difesa dalle montagne da est ad ovest possiede un microclima particolarmente favorevole e mite. L’insieme architettonico forma un tutto omogeneo ed armonico con il resto del paesaggio, le silenti grigie fortificazioni sembrano essere cresciute dalla montagna stessa. Si tratta della più grande fortificazione militare genovese* costruita al di fuori dell’Italia (Cap IX). Non i soli genovesi erano tuttavia particolarmente attenti al posizionamento strategico delle postazioni militari, pare infatti che sullo stesso sito gli archeologi abbiano trovato le testimonianze di costruzioni bizantine precedenti a quelle italiane e non è escluso che questi ultimi abbiano costruito sulla base di impianti a loro volta precedenti – naturalmente greci. Oggi la fortezza è un museo aperto al pubblico.

Karadag

Karadag – la montagna che separa la valle di Otuz a sud ovest da quella di Koktebel a sud-est, una delle zone più panoramiche e pittoresche della Crimea. Karadag – la montagna nera – è in realtà un antico vulcano, uno spettacolo di roccie, picchi e insenature che gioca a creare formidabili composizioni naturali con il mare. L’erosione di acqua, vento e sole sulla duttile roccia vulcanica hanno creato nel tempo curiose composizioni chiamate oggi con le figure che evocano – re coronato, cavallo, falcone, piramide, sfinge, faro ecc. La parte più interessante del Karadag è probabilmente il picco Hoba-Tepe (monte delle grotte). Sembra un laboratorio di geologia con le sue formazioni vulcaniche e le sue grotte. Il luogo ha da sempre incantato i migliori pittori paesaggisti russi quali Aivazovsky, Bogaersky, Koloshin e Ostrumora nonchè oggi è meta favorita dai fotografi naturalisti.

Fortezza di Caffa

I genovesi* (Cap.IX) costruirono ed ampliarono diverse città e fortezze lungo tutta la costa sud della Crimea e respinsero molti attacchi di tatari* (nota 63) e veneziani. Nella seconda metà del XIV secolo, grazie sopratutto al trattato del Ninfeo* (nota 60) con Bisanzio, costruirono la loro roccaforte principale – Caffa (oggi Feodosia). La città di Caffa veniva menzionata tra il XVI e XVIII secolo, dalle fonti sia arabe che europee, come una vasta, sicura, potente fortezza ed importante porto commerciale. Con la caduta di Bisanzio venne meno anche la copertura bizantina dei genovesi che a loro volta lasciarono il controllo ai turchi. Questi in parte ricostruirono la città che però, nel XIX secolo, venne distrutta dalle guerre russo-turche* (nota 64). Sono rimaste impiedi solo le mura sud e parte di quelle ovest con frammenti delle porte d’ingresso. La seconda linea difensiva venne costruita tra il 1382 e 1385 e comprende la ‘torre di Costantino’ a nord, la ‘torre di San Tommaso e Giovanni’ a ovest, mura fortificate ed un ponte che collega altre due torri minori a sud. Le dimensioni della città sono presumibili dai fossati preservati ma gran parte delle strutture vennero distrutte durante il periodo delle terribili guerre turche.

Eny-Kale

Nella zona di Kerc vi sono diversi ben preservati monumenti turchi, uno di questi è la fortezza di “Enj-Kale” (nuova fortezza). Si trova nella parte sud-est della città. Da qui si ha una eccellente visuale sia sul mar Nero che sul mar d’Azov sino all’altra parte dello stretto sulla costa russa. La fortezza venne posizionata quindi in una zona estremamente strategica. La prima costruzione risale al XVI secolo, conosciuta come Kilesidgerick, distrutta però poi dai cosacchi* (nota 77) del Don. Della vecchia fortezza non rimangono tracce, i turchi la ricostruirono completamente nel XVII secolo. La funzione strategica della fortezza, costruita con l’aiuto di architetti francesi, era quella di controllare lo stretto di Kerc. La fortezza aveva forma pentagonale e mura imponenti, con bastioni difensivi esterni alle mura principali nonchè fossati su tre lati. Le guarnigioni erano composte da giannizzeri* (nota 73) e cavalleria tatara locale.  Sulle mura dei bastioni erano posizionati cannoni di grande calibro. Nel 1771 la guarnigione contava 863 giannizzeri dalla turchia e 300 tatari di vicini villaggi assoldati per un modesto compenso. Una piccola flotta pattugliava le rotte marine. Nelle prossimità della fortificazione vi erano degli edifici residenziali, un arsenale ed una moschea, più tardi trasformata in una chiesa dai russi. Purtroppo il tempo non ha conservato le strutture non militari di quel periodo. Il destino della fortezza venne deciso nell’estate del 1771 quando l’armata imperiale russa, capeggiata dal Principe Dolgorukj, invase la Crimea. Il 21 giugno dello stesso anno la fortezza venne presa senza sparare un colpo dal generale Borkov. Le guarnigioni preferirono semplicemente abbandonare la posizione piuttosto che aspettare i rinforzi che sarebbero arrivati, a quel punto però inutilmente, pochi giorni più tardi. Nel 1774 Eni-Kale divenne ufficialmente parte della Russia. Un anno dopo, su decreto di Ekaterina II, in conseguenza dell’ancora turbolenta situazione nella penisola e i continui attacchi dei tatari, la fortezza venne rimitalizzata e guarnita con i greci rifugiati dell’impero ottomano. Dopo la caduta definitiva del Khanato di Crimea* (pag.81) le divisioni greche vennero sciolte. Verso la fine del settecento nuove fortificazioni vennero costruite dall’impero russo per consolidare la posizione sullo strategico stretto di Kerc. La fortificazione di Eni-Kale venne abbandonata e cessò di essere un avamposto militare. Venne qui costruito un ospedale, a sua volta poi demolito e la postazione lasciata completamente a sè stessa.

Basilica di San Giovanni Battista

La Basilica di San Giovanni Battista in Kerc, risalente al IX secolo, è una testimonianza fondamentale della presenza bizantina nella penisola crimeana. Le mura della basilica sono sopravissute originali a tutto il medioevo, le invasioni dei popoli delle steppe, le guerre russo-turche (nota 65) e le calamità naturali, preservandosi intatte per oltre un millennio sino ai nostri giorni. Templi di questo genere venivano costruiti in ogni provincia dell’impero bizantino dal nono secolo. In questo caso non è chiaro se a costruire l’opera sia stato il vassallo Regno del Bosforo Cimmero (nota 22) o direttamente Costantinopoli, pare tuttavia chiaro che le autorità centrali non possano non aver contribuito in maniera decisiva ad una costruzione tanto impegnativa. Il territorio circostante la Basilica è stato utilizzato per secoli come cimitero. Decine di camere di sepoltura in pietra sono state rinvenute, alcune risalenti già al tempo della costruzione della stessa Basilica, altre molto posteriori sino al XV secolo. Dopo l’annessione della Crimea alla Russia in seguito alle guerre russo-turche il sito è stato attivamente studiato dai russi greco-ortodossi ed è stato scoperto che la Basilica sorge su di una precedente costruzione risalente probabilmente al periodo di Mitridate* (nota 29) al temo in cui Kerc venne promossa capitale del Regno del Bosforo Cimmero. La distruzione della costruzione, probabilmente a sua volta un tempio, fu dovuta con ogni probabilità alle  guerre contro i cazari* (nota 43). Dopo la distruzione, tempio e intero distretto vennero ricostruiti. Durante l’occupazione turco-ottomana* (Cap. XI). la Basilica venne trasformata in Moschea. Molti affreschi vennero stuccati e andarono persi per sempre e l’antica abside smantellata (probabilmente intorno alla metà del ‘600). Recentemente tuttavia alcuni degli antichi affreschi sono riapparsi grazie ad opere di restauro che hanno rimosso gli stucchi dove questo era possibile. In seguito alla costruzione di una fortezza militare turca, la Basilica venne inglobata all’interno di un bastione fortificato, in questo periodo la struttura soffrì seriamente ma dopo che Kerc finì sotto l’impero russo venne restaurata e tornò ad essere il luogo di culto originario. Rimase il centro religioso e culturale per l’intera comunità greca crimeana sino a che i bolscevichi la chiusero nel 1920.    La Basilica possiedeva una preziosa collezione di icone, purtroppo andate distrutte durante la Seconda Guerra Mondiale. Tuttavia, nonostante le vicissitudini, questo monumento testimonianza della cultura occidentale si è conservato sino ai nostri giorni ed è valutato quale la più antica Basilica greco-ortodossa dell’Europa dell’Est.

Kazantip

Il parco naturale di ‘Kazantip’, sul capo omonimo nella baia di Arabat, è uno dei luoghi più interessanti della costa del Mar d’Azov. Un percorso pedonale lungo 12 chilometri segue l’intera circonferenza del capo. Qui i visitatori possono godere il paesaggio roccioso, la particolare vegetazione, le spiaggie sabbiose e scoprire i resti dell’antica civiltà greca che per prima, intorno al III-II secolo a.C., scoprì la bellezza di questo lembo di terra che si insinua nel mare.

Radura delle favole

Nelle prossimità di Jalta, in una radura di un bosco protetto vicino al ruscello che forma le cascate ‘Ucian-Su’, si trova una cittadella fantastica chiamata ‘Polianka skasok’ – tradotto dal russo ‘radura delle favole’. Fa parte del museo storico di Jalta e accoglie oltre 200 sculture in legno, pietre decorate, opere in vetro, bronzo, alluminio, e altri materiali. Grandi e bambini incontrano qui, sotto forma di opere artistiche, i personaggi più noti delle favole russe e di quelle occidentali da Esopo in poi. I personaggi di Pushkin, Ciukovskij, della tradizione antica russa e di quella moderna sino a ‘Ciaburrasca’ rivivono in queste vere e proprie opere d’arte ricavate dai materiali più disparati e da oltre 20 specie diverse di legni pregiati, nonchè gli stessi visitatori occidentali, numerosi, vedono qui rappresentate le loro tradizioni con i personaggi di Sharl Pierro, i fratelli Grimm, il ‘Pinocchio’ del nostro Collodi, fino ai più recenti classici Disney. Uno degli autori, il siberiano Bashov disse in proposito: “Tanto più tardi abbandonerete la vostra infanzia, tanto più tardi la pace abbandonerà il vostro cuore”.

Cascate di Ucian-Su

Le cascate ‘Ucian-Su’ devono il proprio nome all’espressione tatara ‘acqua volante’. Sono le cascate più importanti della Crimea con i loro 8 chilometri di percorso sulle montagne sopra la città di Jalta. Nelle vicinanze delle cascate si trovano le rovine di mura medioevali appartenute ad un castello chiamato ‘Isar’. Dalle roccie si può ammirare una splendida vista con Jalta a sud e 98 metri di salto d’acqua dall’altra parte. Le cascate sono particolarmente pittoresche in primavera e dopo forti pioggie, nel periodo più secco estivo invece spesso sono praticamente asciutte.

Massiccio Aj-Petri

L’Aj-Petri è un massiccio montuoso che copre un’area di 300 chilometri e adorna alcune tra le più belle località turistiche della costa sud proteggendole dai venti e creando un microclima particolarmente favorevole nonché splendide viste panoramiche. Le vetta più alta del massiccio è quella chiamata ‘Rocka’, 1.346 metri, e ‘Perepelinaja’, 1320.   Si tratta di un massiccio non molto alto ma piuttosto aspro, molto apprezzato dagli escursionisti naturalisti e gli amanti del trekking. I pochi passi sono stati lavorati sin dall’antichità per favorire il passaggio di carovane tra l’altopiano interno e le coste. La vegetazione è molto ricca e varia. Boschi mediterranei e alpini si alternano a seconda dell’altitudine ed un servizio funivia permette dalla città di Jalta di godere dello spettacolo naturale, dei panorami e dell’aria secca e frizzante del massiccio.

Gran Canyon Crimeano

Il ‘Gran Canyon Crimeano’ fa parte del massiccio Aj-Petri. E’ una riserva naturale nazionale e copre una superficie di 300 ettari. Un ruscello chiamato ‘Izun-Uzen’ scende dal massiccio montuoso e lo attraversa, un secondo ruscello, ‘l’Almanchuk’, a sua volta si immette più a valle. Sentieri turistici si inerpicano, altri seguono il corso dei ruscelli alla ricerca delle viste più panoramiche in mezzo alla natura. L’acqua di questi corsi è sempre fresca e limpida e, sopratutto nei periodi di afa estiva, il percorso è particolarmente apprezzato dai turisti che cercano refrigerio nonchè tutti gli amanti della natura e del trekking.

Tepe-Kermen

La città nella pietra di Tepe-Kermen si trova a nord-est del villaggio chiamato Kudrino. Dal  VI sec. fu una fortezza-avamposto bizantina. L’insediamento consiste in un insieme di stanze, camminamenti e strutture ricavate scavando internamente la roccia di un altopiano in posizone strategica a 535 metri di dislivello. L’unica via di accesso all’avamposto si inerpica per una irta strada facilmente controllabile dall’alto di modo che le guarnigioni militari risultassero facilmente difendibili. Questa strada anticamente, oltre una certa quota, era anche sbarrata con due linee di mura difensive. Vi sono oltre 250 cave ricavate all’interno della roccia usate anticamente per differenti funzioni. La maggior parte erano installazioni difensive militari ma vi erano anche chiese, cimiteri, strutture ad utilità economica e commerciale (stalle, magazzini, cisterne...).  La fortezza, difesa dalla doppia fila di mura sull’unica via di accesso da un versante dell’altopiano, e dal dirupo vero e proprio dall’altro versante, era praticamente inespugnabile. Al tempo stesso costituiva un importante avamposto di confine in posizione strategica di controllo sulle valli circostanti dell’entroterra dalle quali imperversavano i popoli delle steppe che premevano verso le coste già dai tempi dei primi coloni greci e che non si placarono che sotto l’impero russo nel XVIII secolo, dopo cioè circa due millenni. Tepe-Kermen faceva parte di una linea difensiva bizantina composta da una serie di altri avamposti-fortezza dislocati lungo tutta la linea ideale di confine tra l’allora civiltà occidentale ed i popoli barbari delle steppe dell’Est.

Kaci-Kalon

Kaci-Kalon si trova vicino al villaggio Bashtanorka sull’atopiano che sovrasta il fiume Kacha. Anticamente (VIII secolo) era un villaggio non fortificato, più tardi, intorno al X secolo e fino al XVIII, fu invece un monastero fortificato. Il sito ha numerose cave ricavate nella roccia adibite alle più varie funzini – cave abitative, magazzini, cisterne, chiese, cimiteri. Doppie mura difensive proteggevano gli insediamenti nella roccia e quelli esterni, rovine di queste strutture esterne sono ancora riconoscibili mentre tutte le strutture interne sono ben conservate.  Il sito fa parte della serie di insediamenti sulla linea di confine dell’entroterra tra mondo bizantino e terre dei popoli delle steppe chiamato delle ‘città nella pietrà’. Escursionisti amanti della storia, del trekking o semplicemente della natura, frequentano questi percorsi alla ricerca di antiche suggestioni che non vengono mai disattese.

Kufut-Kale

La fortezza Kufut-Kale risale al VI secolo e nacque come piccolo rifugio con guarnigione permanente per rinforzare il sistema di difesa al confine dell’impero bizantino. Fu anche un centro di culto degli alani* (nota 16), alleati dei bizantini e convertiti nel tempo alla fede Cristiana. Non sono state rinvenute abbondanze di reperti, il sito serviva più che altro da rifugio per gli insediamenti delle valli durante le frequenti scorribande delle orde provenienti dalle steppe. La città era conosciuta con il nome di Kurk-Ur al tempo della conquista avvenuta da parte dei tatari* (nota 63). Le lotte dovute al passaggio ed il dominio dell’Orda d’Oro* di Batu Khan* (nota 55,89), provocarono un movimento a catena che portò i tatari a premere sulla Crimea. Successivamente la zona venne inclusa nel Khanato dell’Orda d’Oro e più tardi, durante il periodo del Khanato di Crimea* (pag.81), nella prima metà del XV secolo, la città divenne la residenza del Khan Hardgy-Girey. La città si sviluppò e qualificò quale centro produttivo e commerciale. Una popolazione mista di mussulmani, cristiani ed ebrei era qui insediata. Nel XVII secolo la sede del Khanato venne spostata a Bahchisaray (vedi scheda). La popolazione tatara lasciò a quel punto l’insediamento per spostarsi a valle. Durante la seconda metà del XVII secolo una nuova città apparse sulla base della precedente con un nuovo nome, Kufut-Kale appunto, che significa ‘fortezza degli ebrei’. A quel tempo infatti la città divenne un centro culturale e commerciale importante per gli Ebrei Karaimi* (pag. 88) della penisola (vedi anche scheda su Mangup). La popolazione tuttavia rimase ancora mista, vissero qui infatti anche armeni, almeno fino al 1778 quando vennero deportati dai russi e reinsediati sulle coste del Mar d’Azov. Le attività commerciali degli ebrei caraiti di Kufut-Kale, sino all’annessione della Crimea alla Russia, venivano condotte principalmente con la città di Bahchisaray dove questi avevano le loro stalle e negozi. Nei decreti del Khan di Bahchisaray diversi privilegi fiscali sono menzionati a favore dei karaimi quali esenzione dalle tasse sull’acqua, tabacco, casa ecc..). La comunità karaima si distinse per il suo alto livello culturale. La prima casa tipografica in Crimea venne aperta proprio a Kufut-Kale nel 1731 e produsse letteratura in lingua ebraica. Stampi in metallo sono stati rinvenuti nei pressi della Sinagoga della città. In base ad un decreto dell’imperatrice Ekaterina II del gennaio 1795, ai karimi venne concessa l’esenzione dalla doppia tassazione invece dovuta dagli ebrei ortodossi in tutta la Russia. Ricevettero anche il diritto di possedere proprietà terriere e di servire l’Armata imperiale nei ranghi ufficiali nonchè la libertà di insediarsi liberamente in qualsiasi zona del Paese. Subito dopo la concessione di questo ulteriore diritto la comunità si disperse alla ricerca di zone più favorevoli in cui vivere e prosperare.

Bahchisaray

Il Palazzo Bahchisarai (Palazzo del Khan) si trova nella capitale omonima dell’antico Khanato di Crimea* (pag. 81). Mengli Ghirej Khan fondò il Palazzo e la stessa città intorno al XVI secolo. Contemporaneamente alla costruzione della sede del Khanato vennero creati i giardini che oggi occupano una superficie di 4 ettari e mezzo ma che in origine erano molto più vasti. In precedenza la capitale del Khanato era situata nella fortezza chiamata di Kurk-Urg (più tardi chiamata Kufut-Kale – vedi scheda). La costruzione più antica è la porta detta ‘Demir-Kopu’ (porta di ferro). Attraverso questa porta Ambasciatori e mercanti, dopo un periodo di anticamera nel cortile chiamato ‘degli ambasciatori’, venivano ammessi alla presenza del Khan. I palazzi vennero restrutturati durante il XVIII secolo e tra le strutture più caratteristiche abbiamo la ‘fontana d’oro’ e la Moschea Handjamj, la più grande e importante di tutta la Crimea. Il Khan aveva naturalmente anche un suo harem, in questo caso composto da 73 stanze. Nel 1818 su ordine dello Zar Alessandro I 70 di queste stanze vennero demolite ed il territorio dell’harem riconvertito ad altri scopi. Nel 1748, in seguito alle guerre russo-turche* (nota 65), il Khanato venne conquistato dall’impero russo e la Crimea divenne Provincia dell’Impero. Il capoluogo della nuova Provincia venne assegnato a Simferopoli e Bahchisaray si trovò declassata a città di secondaria importanza. Da allora tuttavia iniziò il turismo culturale nella città, la stessa Ekaterina II visitò i palazzi rimanendone molto impressionata, mentre il grande poeta Pushkin vi ambientò uno dei suoi poemi nel 1820. Oggi il Palazzo del Khan è un museo aperto al pubblico.
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